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Archive for the ‘Le pagelle di D.M.’ Category

XX^ Giornata (13/01/2006)

H. Venosa – Brindisi: 1 – 1 

CASTELGRANDE: alla terza gara da titolare in quarta serie,  mai severamente impegnato,  sbriga il lavoro ordinario con la sicurezza di un veterano. Gol a parte, su cui può fare davvero poco, conferma di meritare, in attesa di buffon Curci, i galloni di vice e la fiducia di mister Di Pasquale. Sentinella (6)

TRANCHINO: pena su Sifonetti (in assoluto il migliore in campo)  che dalla sua parte arriva manco fosse grandine. Lui cerca di ripararsi e qualche volta ci riesce. Altre volte un pò meno: perchè l’undici pelato brindisino a sinistra pare Tomba a Calgary. Più che buttare il sangue a rincorrerlo, sbattersi per 95 minuti ed uscire dal campo con la lingua di fuori, Gennaro proprio non può. Manodopera (6+).

GIUNTA: inizia limitandosi ad un proficuo monitoraggio della zona di competenza. Poi, visti Fiore e Lenti che se la giocano come a tamburrello sulla spiaggia, si mette a spazzare come uno della “Devizia” che rischia la cassa integrazione. Ad inizio ripresa Di Pasquale lo richiama in panca perchè serve un ’90. Spaurito (6-).  

GRASSO: Branicki per Livieri impone un ’90 in campo: lui entra e non ne imbrocca una che sia una. Pare il dodicesimo brindisino. Provveda l’Ufficio Indagini. In bambola (5).    

MUSCO: Anticipa e doma Picci con facilità disarmante. Sembra un calamaro gigante che allunga i tentacoli e acchiappa qualsiasi pallone ballonzoli in area. Arriva dappertutto: anche dove qualche compagno non può perchè pare aver assunto bromuro. Insuperabile. The Wall (7).

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CARLINO (nella foto sopra con De Palma e Picci): pare, almeno dagli spalti, che non si amino troppo, Carlino e Musco. E però li in mezzo sembrano Mogol e Battisti. Mario, quando testa alta esce fuori dalla difesa e imposta, sembra cantare cio che Mauro scrive. Ma non basta: perchè – dicono – sbaglia l’inzuccata iniziale dell’immediato vantaggio e soprattutto tiene in gioco De Palma che segna. Ma non Picci – dico io – che è in fuorigioco. Opinioni (7-).
 

PAPAGNI: sembra uscito da un convento francescano con l’aria angelica e la barba da santo che si ritrova… Invece a centrocampo fa il kingkong tra i palazzi di new york: e azzanna come uno zombie ogni pallone che passa dalle sue parti. Dovesse fermarsi farebbe più danni di uno sciopero nazionale dei benzinai e tabaccai. Duracell (7,5).

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CONTE (nella foto sopra con Kettlun): stranamente sciapo per tutto il primo tempo, ci aggiunge pure un pò di confusione. Certo ha di fronte quel Kettlun la cui bicicletta che dà l’avvio all’azione del vantaggio brindisino vale da sola il prezzo del biglietto. Nella ripresa, però, complice l’ingresso di Branicki che “si smazza” per disturbare i primi portatori di palla brindisini, Marco respira aria nuova, ritorna a dettare i tempi del gioco oraziano e si permette pure il lusso di andare a fare un altro gol pesante e come uno Shevchenko qualsiasi (6,5).

LIVIERI: le solite corse con i soliti spunti interessanti. La stoffa c’è, ma, come si dice, ha ancora i calzoni corti. Perchè pare timido e se lo è quando il dirimpettaio di fascia è quasi un pari età, beh allora… Fabio sa quanto lo stimo: però ogni tanto si liberi della gabbia tattica. Perchè a fare il compitino tutti sò bravi. E lui può fare di più. Soldatino (6).

MALAGNINO: conferma le virtù materne non estraniandosi mai dalla lotta. A volte con la clava altre col pennello, fa vedere i sorci verdi al giovane Colella. Un pò li vede lui quando si accentra e trova i vari Fiore e Kettlun sulla sua strada. A parlarne male non ci riesco: ma è proprio necessario rincorrere e falciare l’autore di un fallo subito e non fischiato rimediando l’ammonizione? Primo. E secondo: a quando la bontà di cedere l’onere di qualche calcio piazzato? Cavallo Pazzo (6,5).

CIOCIA: si danna l’anima e fa movimento come dicono quelli bravi. Forse troppo: infatti perde in lucidità. Quella che consente di non sbagliare nei momenti topici della gara:  ed infatti lui sbaglia. Prendendosi i fischi beceri e prevenuti dei molti incompetenti che occupano la tribuna del “Lorusso”. I quali, quando nel finale sbaglia il possibile due a uno, ne chiedono quasi la fucilazione. Li voglio vedere al prossimo gol decisivo dell’unica punta punta dell’Horatiana. E voglio vedere lui dopo che l’avrà segnato: specie se in casa (6)

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BARATTO (nella foto sopra)un certo Donvito, classe ’88, ex primavera Bari, gli dà in uno scatto solo quattro metri. E però va col culo per terra quando Giovanni, senza toccare palla e solo con una finta di gambe, lo impappina in una zolla di un metro quadro. Nello stretto pare geniale: sciorina tre o quattro giocate da spellarsi le mani; e quando ha spazio regala a Conte un pallone che manco Pirlo a Dortmund. Prestigiatore (7)   

BRANICKI: Entra e accende la luce ad una Horatiana che pare giocare “a fari spenti nella notte”. Dimostrando alla società che avrebbe fatto bene a farlo partire titolare. E facendola pentire di un incoerente ed inutile pugno di ferro che alla fine si trasforma in uno stupido autogol per essa stessa: perchè un provvedimento disciplinare o è tale (e c’è la tribuna) o non lo è (e c’è una partita da vincere). Decisivo (7).

PERSICHINO: La tribuna lo reclama prima (s.v.)

DI PASQUALE: Crede alla salvezza e fa bene. Finalmente parla degli arbitri e fa bene. Ma, come detto in altra sede, almeno al “Lorusso”, ha l’obbligo di non lasciare punti.  E i suoi avanti di iniziare a segnare. Viceversa “non lo salvano neanche i pompieri”.

di Donato Mennuti

 

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XVII^ Giornata (16/12/2007) 

H. Venosa – Lavello: 1 – 0

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CURCI: a conferma della solita grande gara di Supermario e Supermauro (che sono Carlino e Musco), fa, per un’ora intera, da spettatore non pagante dell’atteso derby svolgendo solo l’ordinaria amministrazione: al 23′ della ripresa, un certo Carretta, il centrale di difesa del Lavello, visto che Branicki non segna manco minacciato, s’avventura nell’area piccola di casa e colpisce sicuro del pari. Sembra una fucilazione: invece “Valerione Nostro” sfodera una respinta in tuffo da applausometro e salva, per l’ennesima volta, l’Horatiana. Saracinesca (7).

 

TRANCHINO: l’intensita e la pericolosità, per la spinta sulla fascia destra, sono le solite. Così come la sua sagacia tattica e la velocità nel dividersi tra la difesa della sua linea e la scorribanda sull’ala. Un pallone regalato al “divo catodico” Giuffrida dopo che Genny glielo arpiona manco fosse “Cannavaro a Berlino” non macchia una prova che merita, guarda caso, l’entrata nel top 11 del girone sui maggiori quotidiani nazionali. Catapulta (7).

 

GRASSO: alzi la mano chi avrebbe scommesso due euro, in estate, su questo prepotente 17enne un pò scapigliato. In crescita da oltre un mese, partorisce, complice pure “la modestia lavellese”, una prova sicura in difesa e propositiva in avanti. Voglioso (6,5).

 

MUSCO: fa di nuovo legna nel centro della difesa oraziana. Perchè “becca” l’osso più duro dei dauni: quel Giuffrida che sino a che rimane in campo dimostra di non essere solo “un reality”. E alla fine, quando l’ultima in classifica sembra manco l’Aversa, Mauro rattoppa ogni buco diventando l’ultimo argine di quella che, nonostante tutto, resta la terza difesa meno battuta del girone. Caparbio (7).

 

CARLINO: non val più la pena ripetersi. Se Musco “lava i panni sporchi”, lui, SuperMarioBros, li stende come “l’Olandesina” della pubblicità  “Mira Lanza” di tanti anni fa. Carlino, siate intelligenti a proporzionare, pare l’ultimo Ruud Krol di Napoli e certe volte pure Franco Baresi. Almeno al “Lorusso”. Libero (7).
 

PAPAGNI: si staglia come al solito in mediana, ringhia dappertutto, arma recuperi a più non posso: e però di nuovo eccede in inutili “tenzoni” che lasciano l’Horatiana in dieci, la squilibrano e, per poco, non le “regalano” l’infausto pari. Recidivo  (7,5).

 

CONTE: siccome non gli riesce, come altre volte, di fare l’architetto dell’Horatiana, si fa solo metronomo della squadra. Detta i tempi e combatte in ogni zona del centrocampo (ancor più quando Frà Papagni si fa cacciare) giocando un’infinità di palloni. Che smista bene, con opportuni inserimenti e triangolazioni, e però mai riuscendo, come ad inizio stagione, a proporsi per il tap in dal limite. Non brilla ma si sbatte. Mulo (6,5).

 

LIVIERI: se cercasse e trovasse la porta ed il gol come meriterebbe, il suo giudizio ballerebbe intorno al sette o sette e mezzo dei migliori. Invece lui, che certe volte sembra, anche quando c’è il sole, il solito “coniglio bagnato” di americana memoria, spende, spande ed offende”, evidentemente ubbidendo, solo per gli altri: al 9′ torre per Carlino … ; al 16′ apertura per Conte … ; al 18′ il movimento per Malagnino … ; al 33′ per Branicki … ; e continuando … Ubbidiente (6,5).

MALAGNINO: bisognava vedere la sua faccia, e la sua espressione da tuoni e fulmini, quando, intorno al 25′, con un diagonale secco  e preciso come i suoi, “il Rosso” superava il bravo Del Mare ed andava a segnare, ma si vedeva annullare la rete, perchè Ciocia, l’eroe di giornata, toccava la palla quasi già in rete, pur essendo in fuorigioco: assolve il compagno ma in cuor suo diventa una vipera che, nel prosieguo della gara, sputa veleno: tackle, corsa, traversoni, tiri ed occasioni (anche sprecate) di cui l’Horatiana non ne può fare a meno. Furia (7).

                                                                  

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CIOCIA (qui sopra mentre esulta dopo un gol): l’avevo detto dall’inizio che bisognava dargli credito e ho avuto ragione. Il gol alla “ggiggiriva”, come avevo preannunciato qualche settimana addietro, l’ha fatto, e tutti coloro che l’hanno fischiato per metà torneo, domenica l’hanno applaudito nuovo gladiatore del Lorusso. Dimenticandosi degli insulti. Chiedetegli almeno scusa: e non perchè oggi, che è mercoledì 19 dicembre, è, sui quotidiani sportivi nazionali, nel top 11 del girone H della serie D. Vendetta (8). 

 

BRANICKI: è incredibile la mole di lavoro e di errori che concentra in soli novanta minuti. “Smazza” su tutto il fronte d’attacco oraziano, ma, per l’intera gara, s’inventa “Calloni” d’annata: perchè decide che vince non chi gonfia la rete avversaria, ma chi, ed è più difficile, colpisce il bersaglio che nel suo caso è rappresentato dal portiere avversario. Così non si può certo continuare. Sciagurato (6).

 

PERSICHINO: Solite sgroppate palla al piede (s.v.). 

 

DI PASQUALE. Ha detto che più che farli andare al tiro, i suoi attaccanti, non può. E ha ragione: perchè l’Horatiana crea occasioni “in quantità industriale” e, però, ha (udite udite), all’attivo, nel torneo di andata, solo 13 gol segnati, che rappresentano  il penultimo attacco del girone: insieme al Quarto e sopra solo il Lavello. Aspettando Godot (7).

 

di Donato Mennuti

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XIII^ Giornata (18/11/2007) 

H. Venosa – Bitonto: 0 – 0

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CURCI. San Valerio Martire si festeggia il 22 gennaio: un pensiero quel giorno i tifosi oraziani lo dovranno fare a Questo Santo. Eh si: perché un portiere di nome Valerio e di cognome Curci domenica scorsa, contro la capolista Bitonto, i miracoli li ha dispensati manco fosse Padre Pio. Sono collane di perle le parate a cui ci ha abituati questo “Gatto del Tavoliere”: prima toglie le ragnatele dall’incrocio dei suoi pali su una grandissima punizione di Cimadomo e, poi, perla più rilucente, si tuffa a deviare in corner un gran colpo di testa di Iannini che forse solo Buffon … SANTOSUBITO (8,5).

 

TRANCHINO. Meno “Pendolino” del solito, questa volta non mette nessuno “a sedere per terra”. Perché c’è il Bitonto e con gli Scarlato, i Ferrara e i Buttazzoni, non si scherza. Pari si può dire per gli uomini d’oro neroverdi con lui: perché superarlo, dal suo lato, è difficilissimo. Si batte, questa volta più in difesa, come un leone ed aggiunge alla sua stagione, per restare in tema, un’altra perla. FRENATO (7).

 

GIUNTA. E’ falso che “non è il suo miglior momento di forma e però svolge comunque il suo compitino” come ripete, da qualche, settimana, certa stampa. Lui, vivaddio, non se la prende: è l’altro “ragazzino” della difesa di mister Di Pasquale. Ma non si vede perchè tiene lo stesso botta all’attacco bitontino. Corre manco fosse “furiacavallodelwest” e, però, non perde mai la giusta lucidità per applicare i meccanismi difensivi imparati, con umiltà, in settimana. APPLICATO (6,5).

 

MUSCO. Fosse nato ai tempi dell’antica Roma sarebbe stato l’incontrastato eroe del Colosseo. Come si dice in questi casi: stadio in delirio quando “il Nostro Mauro” sale sul proscenio e vanifica una pericolossisima ripartenza (tre contro uno) del Bitonto, arpionando, in spaccata coraggiosa, il pallone che Iannini stava regalando a Ferrara libero di andare verso Curci. Non si offenda Luciano Gorga, ma oggi è lui il GLADIATORE (8).

 

CARLINO. Come dicono i francesi: hors categorie. Come dire: di un’altra categoria. Ora di lui si accorge anche qualche giornalaio folgorato sulla via di Damasco. Lo elenca, come ha sempre fatto da inizio stagione il sottoscritto, tra i migliori in campo. Domenica non solo è tale, ma sfodera giocate di così alta scuola calcistica che “Giù il capello: passa Carlino”. Poi, ad un certo punto, si avventura in area bitontina e dal suo limite si esibisce in una cercata, spettacolarissima e magica sforbiciata che nemmeno HARRY POTTER in giornata di vena (8).
 

PAPAGNI. Percorre chilometri e chilometri in stile Forrest Gump: ingaggia e vince duelli nella sfera di centrocampo che solo Gattuso in finale a Berlino. Passa 96′ (la durata della gara) a darle e prenderle. All’Horatiana per caso: sembra che, fermo da qualche mese, avesse voglia di giocare e rintracciato l’amico Curci per telefono, gli abbia chiesto di intercedere presso mister Di Pasquale per venire a provare a Venosa. Leggenda metropolitana o BEATA PROVVIDENZA ? (7,5).

 

MIRABILE. Avete visto la facilità con cui l’ex Atalanta sgattaiola sulla fascia e mette in mezzo un pallone che fa venire il coccolone al giovane portiere Galeano? E’ un pericolo pubblico, sul binario di destra, Mirabile: catapulta in area avversaria palloni che meriterebbero almeno di avere destinatari. Ma Branicki è assente e l’ASD o A.C. (fate un pò Voi) Horatiana Venosa pensa che il calcio si giochi solo dalla cintola in giù. MINACCIA (7).

 

CONTE. L’altro ieri l’innominabile quotidiano di colore rosa che di solito orna il banco gelati dei bar, faceva i nomi delle migliori promesse della serie D. Marco Conte non c’era. Non se ne preoccupi il faro del centrocampo oraziano: quel giornale, a parte le condanne comminate alla Juventus nella vicenda di “Farsopoli”, non ne ha mai azzeccato uno di pronostici. L’avessero visto Conte domenica contro il Bitonto: sembrava Paulo Sousa della prima Juve di Lippi. Pressing asfissiante sui portatori di palla avversari e lanci di 30 – 40 metri a tagliare il campo per cercare e trovare Livieri e Persichino: vengono i brividi a pensare alla sua lucidità dopo la fatica a pressare. PRINCIPINO (7,5).

 

LIVIERI. Di Pasquale, vista l’assenza di Branicki, gli chiede di fare il Robinson Crusoe nell’isola deserta della difesa del Bitonto: praticamente tutto solo in pasto ai leoni della difesa neroverde. Lui non si fa intimorire e riesce nell’epica impresa di tenere, da solo, alta la squadra. Qualche volta manda pure in apprensione i marcantoni centrali di Zunico ma di miracoli evidentemente lui non ne può fare. Pazienza: per ora è solo un pregiato SCOIATTOLO ma aspettate e vedrete (7).

 

MALAGNINO. Non era al meglio delle condizioni fisiche. E si è visto. Ma se uno che è al 50% gioca come ha fatto domenica “Rocco ” con il Bitonto, beh allora qui c’è veramente da pregare, come pure ho detto qualche settimana fa, che il buon Dio ce lo conservi intatto. Lotta come al solito e prova diverse volte il tiro: impreciso. Aspettate che la fortuna gli faccia indovinare in partita le bombe che sferra in allenamento: e poi vedrete la tribuna del “Lorusso”… PUROSANGUE (7).

 

PERSICHINO (nella foto in alto). Domenica sembrava che giocasse con la palla legata al piede da un invisibile filo tipo yo-yo. Nessuno gliela toglieva. Sul suo binario è stato un iradiddio. Ad un certo punto, sull’out di sinistra nei pressi della bandiera del corner, ha ubriacato “solo” 3 difensori del Bitonto riuscendo, come l’Alberto Tomba di Calgary, a saltarli come paletti di slalom. BORDERLINE (7,5).

 

CIOCIA. Entra e, ammettetelo Voi che lo “taglierete” pure quando farà un gol alla “ggiggiriva”, lotta come un leone. Di Pasquale gli chiede di fare pressing nell’ultima mezz’ora sui portatori di palla avversari e lui, diligentemente, si mette a correre e rincorrere ogni maglia neroverde. Poi, però, sul più bello, quando è lui a ripartire in un micidiale contropiede (tre contro uno) che sarebbe letale per la capolista, invece di tagliare a sinistra per Malagnino, offre malamente il pallone ad un Persichino che non può arrivare a battere a rete. COMBATTENTE e SCELLERATO (6).

 

DI PASQUALE. L’Horatiana ferma, con i sentiti ringraziamenti di Chiricallo (Barletta) e Boccolini (Aversa), la corsa di un Bitonto che su dodici gare ne aveva vinte dieci pareggiandone solo due. Lo fa, udite udite, con cinque Under dall’inizio alla fine. Giocando a viso aperto contro la prima della classe e rischiando di voler e poter pure vincere. Ditemi Voi se dietro a tutta ‘sta storia non c’è la “mano” di mister Di Pasquale (8).

 

di Donato Mennuti

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XI^ Giornata (04/11/2007) 

H. Venosa – Gragnano:1 – 1

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CURCI. Se non fosse per certi “grattacapi” fuoricampo, potrebbe pure sbadigliare:  perchè il Gragnano non è che lo stuzzichi tanto. Anzi niente. A svegliarlo, però, ci pensa, “il fratellino minore”: quel bravo figlio di Giunta che gli fa trovare, davanti ed inaspettato, un Del Sorbo sul quale “comandante Valerio” nulla può. Riesce, anche questa volta, a non sbagliare un’uscita e strega quello sciagurato di Vitaglione (del Gragnano) che sbaglia, davanti ai suoi occhi, il più facile dei gol. IN ATTESA DI OCCUPAZIONE (6,5).

 

TRANCHINO. Per un’ora e un quarto sembra “in stato di grazia”. Gioca i suoi avversari, nella competente zona di difesa e più avanti in mediana laterale, come fossero birilli. Qualche volta addirittura mettendoli “sedere a terra”. Modeste sbavature nel finale non gli accreditano “la perfezione”, ma la standing ovation dei pochi tifosi oraziani è assolutamente meritata. Paradossalmente GIGANTE (7).

 

GIUNTA. “Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”. Appoggia a Del Sorbo (che non gioca con lui) la palla che porta in vantaggio il Gragnano. Abituato al “tapirulan” del Lorusso, pensa ad un retropassaggio che, sul più lento manto di Fasano, diventa assist per l’avversario. Lui si dispera non per finta: della serie “lo stipendio non è tutto”. Poi, anche con l’incitamento dei pochi, ma splendidi, Draghi Gialloverdi, si riprende e va a cercare addirittura il gol del pari. UN GIOCATORE LO VEDI DAL CORAGGIO (6).

 

MUSCO. Non sbaglia più un colpo il Capitano. Svetta su ogni palla e gli riescono bene, dopo l’arcigna e vinta lotta con il diretto avversario, anche gli appoggi che fanno ripartire la squadra. I suoi anticipi sono “suontosi”. Così come la concentrazione e la condizione fisica che ha ritrovato lavorando sodo e non prestando attenzione a chi, alcune domeniche fa, “arricciava il naso”. REDIVIVO (7).

 

CARLINO (nella foto in alto). Meno “bello a vedersi” di altre volte. Se mai più tosto e combattivo. Forse il manto condiziona anche lui, visto che di solito “fa il pavone” nell’aia della difesa gialloverde. E però questa volta è l’uomo della partita: anche se non lo dà a vedere. Nel senso che segna il gol del pari oraziano, ma fa credere a tutti che a segnarlo è stato Ciocia: che, udite udite, fa pace con i tifosi. PACIERE HOUDINI’ (7).

 

PAPAGNI. Scusate: ma sono questi i giocatori che qualche “malalingua venosina” li voleva “ammutinati” perché la Società non li paga? Prendete Papagni: e misurategli i chilometri e i recuperi macinati sino a quando è stato in campo. E poi ditemi se lui non merita almeno 5 voti in più di quella Società. COMBATTENTE (7).

 

MIRABILE. Hanno malamente scritto: “Si fa notare per alcune incursioni”. Per me, domenica, appena entrato, ha iniziato ad accendere le prime luci dell’Albero di Natale. Meditate gente: qualità e sostanza difficilmente convergono. In Mirabile sono la sintesi che, da qui in poi, porterà un sacco di regali alla causa oraziana. INTELLEGENTI PAUCA (6,5).

 

CONTE. Dirige, questa volta con meno ordine, il traffico del centrocampo oraziano. Ma corre e, con l’aiuto di Papagni, costringe il Gragnano a provare ad arrivare in area avversa solo con gli inutili lanci da dietro. Solo che non tenta mai, e però la colpa non è tutta sua, di arrivare alla lunetta e provare “il canestro da tre punti”. QUESTA VOLTA OPERAIO (6,5).

 

LIVIERI. Fa bene mister Di Pasquale a puntare su di lui. V’è pure la necessità: viste le regole. Ma creder in questo juniores è “un dovere”. Perché gioca, corre e crea spazi che solo “chi sa di calcio” può vedere. Sembra sempre, però, che gli manchi “quel qualcosa” che strappi il definitivo applauso. E a questo non può che sopperire lui e soltanto lui. GABBIANO (6);

 

MALAGNINO. Di nuovo super. Oramai non c’è stadio, tribuna e giornalista (di serie D) che non gli onori ovazione. E tanto a dispetto di chi lo vorrebbe al “Comunale”: che non è il vecchio stadio torinese della sua Juventus, ma quello (così è chiamato)  della ridente cittadina di Banzi. Mai sia, ma se così fosse, i Boccolini, Zunico, Chiricallo ed altri, dovrebbero rivolgersi a “Chi l’ha visto” per rivederlo e conoscerne le qualità. IMPRENDIBILE. PORTENTO (7,5);

 

CHIAIESE. Una punizione da applausi che sfiora il pari. Due o tre tocchi d’esterno a seguire che forse solo Mancini (giocatore). Uno stop, palla alta, da circense. E basta. Nel futbol qualche volta si corre. E certe volte lo faceva anche Crujff … Bravo ma INUTILE (5,5);

 

CIOCIA. Inganna tutti e fa credere, ma senza furbizia o cattiveria, di aver segnato il gol del pari. Si sveste di maglia e corre, come un matto, in mezzo al campo, per esultare e fare pace con i tifosi gialloverdi. Quando vorrà vendere la Fontana di Trevi, di certo non la comprerà nessuno, ma, intanto, ha riconquistato il feeling con il popolo gialloverde, perché, entrato, ha cercato di far pareggiare l’Horatiana e riguadagnato l’amore dei Draghi. PRESTIGIATORE (6,5).

 

BRANICKI. Se un grande tifoso oraziano, per niente cattivo e in malafede, ma con in corpo “il Primitivo” al posto dell’Aglianico, gli grida di ritornarsene in “Polacchia”, e i Draghi gli intimano di smetterla, vuol dire che Branicki è entrato “nel cuore” del tifo gialloverde. Viene da una terra di “mezze” punte (Deyna, Lato) e “seconde” punte (Smolarek e Zibì Boniek), ma lui è centravanti. Forte, potente, arcigno e con un fisico che spaventa tutti. Trovatemi un tecnico che non ordina ai suoi difensori il raddoppio della sua marcatura. INDISPENSABILE (7).

 

DI PASQUALE. Chi non è stato a Fasano, prima, durante e dopo la partita che l’Horatiana ha pareggiato con il Gragnano, non può capire. Pur allenasse l’anno prossimo in Promozione, questo è un allenatore (come si chiamava una volta) e, soprattutto, un uomo, che il calcio venosino (ed il suo manuale) dovranno portare sempre nel cuore. NAPULE E’… (8)

di Donato Mennuti 
 

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VIII^ Giornata (21/10/2007) 

H. Venosa – Matera: 0 – 0

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CURCI. “Santo Subito” magari no: ma se continua così, mi sa che a fine torneo “I Draghi Gialloverdi” ufficializzeranno la proposta. Mai che appaia insicuro. Il doppio intervento su Passiatore prima, e Risi poi, ne sono testimonianza. Così come le sue uscite “fuoriporta”: da manuale. E quando, non per sua colpa, viene superato, ci pensa “provvidenza” Musco. BEATO (7).

TRANCHINO. Mette il guinzaglio al baby “fenomeno” Naglieri che aveva mandato in tilt, a casa sua, il Francavilla. E però non disdegna le “sue solite giocate”. Anche quando, con l’Horatiana in dieci, viene costretto agli straordinari “non pagati”. ERCOLINO (6,5).

GIUNTA. Dicono che Criscito avrebbe meritato di essere svezzato – alla Juve – da un difensore più scafato, tipo Cannavaro per intenderci. Invece tra un Andrade un po’ spaesato ed un Birindelli arrangiato … Per Marcello non è proprio così: ha solo 18 anni e, però, ha al fianco Carlino e Musco, i quali vanno solo studiati meglio. RIMANDATO, ma per l’età, con la sufficienza (6).

MUSCO. Non gli va giù che lo scettro della difesa oraziana passi nelle mani di Carlino. E allora gioca che è una meraviglia. Migliorandosi gara dopo gara. E non sbagliando mai. Domenica, alla maggior eleganza del compagno di reparto, ha risposto con un quasi-gol (perchè di questo trattasi) “salvando”, a Curci battuto, la sua porta dal “quasi gol” materano di Zara. PROVVIDENZA (7,5).

CARLINO. Ecco uno che il Wwf dovrebbe proteggere: visto che è rimasto uno dei pochi (di quelli che oggi chiamiamo centrali difensivi) ad interpretare il ruolo anche alla vecchia maniera del “libero”. Spazzasse (che poi significa arronzasse) mai la palla. Mai. “Pulisce” l’area e ne esce palla al piede e testa alta per impostare. Guardatevi Juan della Roma (che Voeller ha portato nella capitale per pochi milioni di euro). Quelli meno giovani ricordino l’ultimo Krol napoletano (Franco Baresi mi è sembrato eccessivo). E poi ditemi di Carlino. PORTENTO (7,5).

D’ANDREA. Certo un’espulsione fa sempre danni. E però proviamo ad immaginare il suo mancato intervento da ultimo uomo (ammesso che sia stato tale) ed il conseguente gol del Matera. Con l’Horatiana che, senza Malagnino e Branicki, deve recuperare. Paradossalmente è lui, insieme a capitan Musco, a salvare l’undici oraziano. Ed allora PARADOSSALMENTE (6).

PAPAGNI (nella foto). La migliore lucidità aggiuntasi alla consueta reattività sulla linea mediana è una sorpresa per molti. Non per chi scrive. Pur eccedendo qualche volta nel tackle, il nostro, con esperienza e grinta, ma anche grande visione tattica, finisce sempre per alleggerire una Horatiana che, per metà tempo, è stata con l’uomo in meno. GUERRIERO (7).

CONTE. All’Horatiana si decidano: o lo hanno scambiato per Nostro Signore dei miracoli e si aspettano che risolva, con il gol, ogni gara interna e che, nell’intervallo, magari, trasformi l’acqua in the; oppure lo considerino uno dei migliori centrocampisti “under” del girone H, capace di tutto, e, però, ogni tanto, anche di qualche battuta a vuoto. Per me anche questa volta lotta e prova il miracolo. Che non ci riesca è solo NORMALE (6,5).

LIVIERI. Ha, per corrispettivo, il migliore dei materani. Della Corte pendola dall’una all’altra metà del campo, sulla fascia di sua pertinenza, per tutta la prima parte di gara. Lui corre e combatte: di fioretto. Mandatelo voi in campo un ’89, pure “belloccio”, negli stadi napoletani e pugliesi della serie D. E poi risentiamoci. E se non ci credete, venite a vederlo, ogni giorno, al “Lorusso”, agli ordini mister Di Pasquale. SCOIATTOLO (6,5).

PISCOPO. Non appena si alza dalla panchina per il riscaldamento, il pubblico venosino “rumoreggia” positivo. Entra e regala due belle giocate. Che non ci si aspetti di più (monito riferito anche a chi scrive) perché si rischia (mai sia) di fischiarlo qualche volta. E ha solo 17 anni. Della serie: SARANNO FAMOSI (6).

CHIAIESE. Ha il piede di velluto e, siccome ancora senza la giusta condizione ed intesa con i compagni, un po’ lezioso. E’ lui ad essere sacrificato, da mister Di Pasquale, dopo l’espulsione di D’Andrea. C’era da aspettarselo. L’avrebbe fatto anche il mister illegale che “indossa scudetti altrui” e che guida la squadra che chiamano campione d’italia. DA RIVEDERE (6): intendendo Chiaiese. Perché tale R. Mancini “solo a rivederlo” mi si rivolta …

MIRABILE: Entra a puntellare il centrocampo orfano del laterale che, causa l’espulsione di D’Andrea, scende “sulla bassa”. Un altra volta in un “part time” che non lo vede, ed è nella logica, “protagonista”. Ma il suo compito lo svolge di nuovo. IMPIEGATO (6).

CIOCIA. Il temperamento ed una certa strafottenza tutta napoletana sono dalla sua parte. Peccato che spesso non le condivida con il resto della squadra. Beccato al momento della sostituzione, accenna, ma senza eccedere, il suo personale Vaffa-day. Io continuo a dargli credito. Sperando di essere RICAMBIATO (6).

PERSICHINO. Mentre in campo il ritmo è quasi da camomilla ed in tribuna si aspetta di portare in porto lo zero a zero, lui si traveste da Incredibile Hulk e, su punizione, spara un missile che neanche a Cape Canaveral. Il suo sinistro “velenoso ma centrale” – raccontano le cronache – è deviato in corner da Petruzzelli. IRRIDUCIBILE (6).

DI PASQUALE. Era la prima gara veramente difficile per l’Horatiana: gli entusiasmi dopo Francavilla come clienti pericolosi. Il Matera rafforzato che, per di più, si annuncia spavaldo. L’espulsione di D’Andrea. Aggiungiamoci Malagnino e Branicki fuori. Lui, audace quanto basta solo nel dopo gara, ha di nuovo “vinto”. Guardate la classifica dell’Horatiana e chiedetevi “CHE COSA VOLETE DI PIU’ DALLA VITA …?” (7).

Donato Mennuti

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VI^ Giornata (07/10/2007) 

H. Venosa – Quarto: 1 – 0

Curci: Se non ti tirano, è più facile sbagliare. “Meno pressione uguale meno concentrazione” diceva uno che lo chiamavano Garellik, e che scemo scemo, ha vinto, se non sbaglio, un paio di scudetti. Curci passa una giornata tranquilla. E, però, non sbaglia una uscita che sia una. Solo su Diego Armando respinge, di pugno, qualcosa di simile ad un tiro, finendo col mandare, per un attimo, in panico la retroguardia gialloverde (6,5).

Tranchino (nella foto): E’ la spina nel fianco sinistro del Quarto. Dialoga e si propone, con il compagno di fascia Mirabile, che è una meraviglia. Talmente veloce da imbarazzare pure lui oltre che il suo diretto avversario: con il quale, spesso, sembra voler giocare a Tom e Gerry. Lui, evidentemente, è Jerry (7).

Giunta: Non chiude ogni volta che dovrebbe: specialmente nella prima frazione. Rischia, poi, di fare il primo “gol della vita”: di quelli che si ricordano. E dopo il vantaggio gialloverde, acquistata la giusta sicurezza, difende così pulito da sembrare veramente “un altro” (6,5);

Musco: Sbaglia uno o due disimpegni al massimo. E ritorna, nell’arena del Lorusso, ad essere “Massimo”. Che conquista di nuovo l’amore e gli applausi del suo pubblico (7).

Carlino: E’ vero che domenica non ha avuto molti “pensieri”. Ma la puntualità, la precisione e la pulizia degli interventi e le conseguenti uscite dalla difesa, sono come il “coraggio” di manzoniana memoria: se uno non l’ha, non se lo può dare (7).

Mirabile: E’ vero: sbaglia. In quantità industriale dicono quelli che parlano bene. Tanto che i soliti ben intenditori di calcio assiepati sulle tribune del Lorusso ne chiedono, a gran voce, la sostituzione. Manco avessero visto, sino a ieri l’altro, veder giocare, su quel prato, Di Stefano e Crujff. E però non si accorgono del lavoro “di miniera” che Mirabile svolge nel tentativo di nascondere la palla e di creare spazi a quella freccia che si chiama Tranchino (6,5).

Conte: Qualche volta va in difficoltà, quando, nel centrocampo a tre disegnato da Di Pasquale, viene attaccato centralmente dai due opposti centrali ed il suo laterale non accorcia. E’ di nuovo lui, però, “el hombre del partido”: per la seconda volta. Dei 7 punti horatiani, 6 sono del suo piede destro. I suoi inserimenti, per via centrale, quando, dalla linea di fondo, il cross è a rientrare sulla mezza luna, sono da videocassetta (7).

Papagni: Subentra a Mirabile. E, subito, si fa sentire. Combatte, ci mette il piede e tanta esperienza. Rischioso già santificarne le gesta. Ma proviamo a scommettere (6,5).

Livieri: E’ giovane: qualcuno dice acerbo e ancora da svezzare. Di Pasquale, che lo conosce, sa quello che, oggi, può dare. Contro il Quarto chiede la profondità: spesso non la trova. Ma quando la recupera, Diego Armando e soci vanno in bambola (6).

Piscopo: Il “Lavezzi” oraziano entra e regala a Conte l’assist del gol vittoria. Poi, a fine gara, saluta mamma e papà che l’hanno visto giocare e chiede loro scusa perché la TV lo reclama. Dite un pò voi … (6).

Malagnino: Che sia l’anima di quest’Horatiana lo indovinerebbe pure quel mister che, oggi, indossa scudetti altrui dopo aver iniziato ad allenare “senza avere le carte in regola”. Con tutto il rispetto per gli altri gialloverdi, oggi Rocco è l’Horatiana. Che Nostro Signore ce lo preservi: perché toccherà, prima o poi, anche a lui, rifiatare o tirare i remi in barca. E allora … meglio non pensarci (7).

Persichino: Poco spazio questa volta per lui. Che, però, sa quando il mister lo consideri (s.v.).

Branicki: Per Egidio Calloni, centravanti rossonero degli anni 70′, il grande Gianni Brera inventò l’espressione “lo sciagurato Egidio” per come riusciva a “mangiarsi” i gol più facili. Il polacco gialloverde, domenica, ha imitato alla perfezione quello sciagurato di Calloni. L’ha fatto, però, in una delle rare e (attenti!) pulite occasioni fornitegli. Tanto, unito all’oscuro lavoro di “allodola”, basta per la sufficienza (6).

Ciocia: I suoi movimenti e, soprattutto, la capacità di svariare sul fronte d’attacco impappinano quasi sempre chi presidia la sua zona. Si conquista un penalty: “quello che le donne non vedono”. E sfiora il gol che gli impedisce solo la fortuna di Fernandez. Voglia il cielo si sbloccasse … (6,5). 

Di Pasquale: Una volta per dirla contro l’allenatore, semplicemente tutti dicevamo “quello non capisce niente”. Oggi, che un po’ tutti studiano e hanno aggiunto, tra le materie di studio, anche il calcio, chi ne vuole disprezzare l’operato, di un allenatore dice, finemente, “non sa leggere la partita”. Il dubbio è: domenica, contro il Quarto, Di Pasquale l’ha saputa leggere o meno la partita? Io rispondo che l’Horatiana ha vinto, convinto e che merita, come il suo mister, questo voto (7).

Donato Mennuti

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(IV^) 23 settembre 2007

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H. VENOSA – GROTTAGLIE : 1 – 1   

CURCI (nella foto): Anche se è un foggiano placido, gli girano non poco le scatole quando deve raccogliere, al 90′, il pallone dentro al sacco per la scaltrezza di un “bamboccione” appena entrato. E’ l’unico, dell’undici di casa, a vedere, in diretta, senza bisogno delle immagini (e quindi dopo), il netto fuorigioco di De Angelis. Lo grida dentro l’erba e, poi, fuori, avanti le telecamere. Nella porta fa bene, anzi molto bene (perchè la sicurezza non è un optional), e, fuori mostra carattere: quindi GARANZIA (7);

TRANCHINO: Vi ricordate di Balleri a Parma? Ci siamo. Questo napoletano, con il tre sulle spalle, pur giocando a destra, ha numeri, calibra cross millimetrici e prova, non di rado, la “botta”. Poi corre:  e quanto corre. Pare quasi che scappi. VESPINO (6,5);

D’ANDREA: Esce subito per infortunio ma i 26 minuti in campo si apprezzano tutti. TRANQUILLO (s.v.);

SANTOSUOSSO: Subentra all’infortunato D’Andrea. Giochicchia “azzeccando e sbagliando” in pari modo. Qualcuno, ingiustamente, lo fischia anzitempo. Ed anticipa mister Di Pasquale che, a fine gara, negli spogliatori, gliene dice, giustamente, “quattro”: perchè chi “vatte” il fallo laterale, da cui poi scaturirà il gol del Grottaglie, non può essere lasciato solo. FUORI (5);

GIUNTA: Piange il cuore a dirne male: in allenamento mostra piglio, sicurezza e diagonali “da vendere”. Alla domenica, chissà perchè, pare un pò spaesato e senza la giusta determinazione che gli infonde Di Pasquale nella settimana (5,5);

LIVIERI: La faccia da “Kaka” lo aiuta. Si muove bene negli spazi e con Conte, spesso duetta che è un piacere. Alla fine non incide granchè, però il tarantino Di Donna lo soffre; e non poco. E’ lui “la meglio gioventù” dell’Horatiana (6,5);

PISCOPO: Gioca poco meno di 20 minuti. Sfiora il raddoppio: che non trova forse perchè  la standing ovation può attendere. Gli applausi, invece, li merita tutti. Dribbla, finta e corre. Palla al piede, questo scugnizzo è velocissimo. Ha solo 17 anni e il Napoli, che ha trovato Lavezzi, può attendere (7); 

CONTE: Meno brillante del solito e senza “le aperture” magiche per cui è già famoso in terra d’Orazio. Spesso s’intrattiene con la palla e favorisce i due marpioni del centrocampio grottagliese che lo recuperano facilmente (6);

MALAGNINO: Con lui non ci si “incazza” neanche quando perde palla. Perchè poi ci mette l’anima a riprenderla. E spesso ci azzecca. Lavora bene in mezzo la campo: l’avversario diretto è in affanno. Incide sempre: e come che incide (7);

CARLINO: E’ un fedelissimo del Mister: un raccomandato direbbe qualcuno. Ma di quelli che dimostrano che non c’è bisogno di spinte. Legge benissimo i movimenti d’attacco avverso. E’ pulito negli interventi. Ed a vederlo uscire palla al piede e testa alta dal rettangolo della propria area è tra le cose più piacevoli della giornata (7);  

MUSCO: Ora che più di qualcuno gli rimprovera ogni malefatta difensiva oraziana, il re è nudo. O quasi. Si aspetti prima di dire che, ieri, all’89’, “è stato in panico”. E, però, lui si ricordi chi è. Perchè, di questi tempi, a perdonare, nemmeno “gli amici” si trovano (6);    

MIRABILE: “Vicienz” – come lo chiama mister Di Pasquale – non risponde ancora agli ordini. Entra per Ciocia, sfiora anche un palo (se no era raddoppio): e, però, lui è Mirabile. Che va discusso perchè non è Maradona: ma non subito. C’è da aspettare e “di questo dell’Atalanta” – come si dice – l’Horatiana potrà solo giovarsene (6);

CIOCIA: Da lui, solo per quanto già fatto vedere, ci si aspetta sempre qualcosa in più. Specialmente chi ne apprezza non il passato nel Toro, ma una certa sua spontaneità, in campo e fuori, che fanno passare inosservate persino le sue basette. Ieri non ha inciso: tant’è che Di Pasquale lo chiama fuori per Mirabile. Ma verrà il tempo (6);

BRANICKI: Ha il merito di sbloccare il risultato: nella prima gara ufficiale con la maglia gialloverde. Poi quello di far imbestialire alcuni tifosi in tribuna che non gli perdonano qualche lentezza e la scarsa propensione a difendere l’attrezzo. Ha ancora poca condizione. E perciò bisogna attendere (6,5). 

   Donato Mennuti

             

   

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