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Archive for gennaio 2008

H. Venosa – Pomigliano: 0 – 2

 

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Nella ripresa il Pomigliano passa con Pastore 
raddoppia con Alterio ed è ko amaro

Venosa, un brutto scivolone

  Traversa colpita da Ciocia nella prima parte di gara 

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SPOGLIATOIO _ Il Tecnico: “In questo momento bisogna far quadrato 

e lo dico alle varie componenti e a tutto l’ambiente”.

Di Pasquale: “Dobbiamo restare uniti”.

  

 

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L’Horatiana Venosa ko

  

contro un cinico Pomigliano 

  

  

  

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 Il Pomigliano trova la porta dei lucani in due occasioni

e si assicura punti pesanti per la salvezza.

  

Venosa, venti di play out 

Gara influenzata dalla tramontana

e dall’astinenza delle punte oraziane

  Spogliatoio _ Mister Di Pasquale non cerca scusanti

“CHI AMA IL VENOSA CI STIA VICINO”  

  

  PAGELLE

Baratto e Branicki non incidono

Buona prova di Grieco

Solo Carlino e Papagni tirano fuori le unghie

 

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 XXI^ Giornata (20/01/2008)

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Grottaglie (4-4-2): Laghezza; D´Amario, Solidoro, Camassa, Pirone; Marini, Marchi, D´Amblè, De Riccardis (79´ Favret); Chiesa (79´Piroscia), Lacarra (62´ Pastano). A disp.: Giannone, Fortugno, Di Donna, Carlucci. All.: Del Rosso.

H. Venosa (5-3-2): Castelgrande; Tranchino, Giunta, Musco, Carlino, Grasso; Conte, Papagni, Malagnino; Ciocia, Branicki. A disp.: Annunziata, Nano, Persichino, Baratto, Massaro, Piscopo, Di Tommaso. All. :Di Pasquale.

Arbitro: Valente di Roma 1. Assistenti: Galluzzi e La Via

Note: Ammoniti Piroscia (G), Malagnino (HV), Ciocia (HV) e Musco (HV).

Corner: 4 – 2; Recuperi: 1´+ 4´
 

 – COMMENTO E HIGHLIGTHS –

Legge ed interpreta magistralmente la partita il sito del Grottaglie (calciogrottaglie.it) quando, nell’immediato dopo gara, commenta il bel voto (7) al mister gialloverde Lello Di Pasquale. “Disegna – scrive l’acuto osservatore del portale baincazzurro – una squadra molto chiusa con un 3 – 5 – 2 elastico capace di chiudere bene tutti gli spazi. Non effettua sostituzioni e questo è un bene perchè la squadra e i meccanismi non andavano toccati … stratega”. 

In effetti l’undici del mister campano disputa una gara di difesa perfetta: occupa con precisione millimetrica ogni spazio della sua metà campo e, grazie ad un pressing continuo ed asfissiante su ogni portatore di palla biancazzurro, spegne sul nascere ogni possibile manovra pericolosa dell’undici di Del Rosso.

Il quale appare, almeno rispetto alla trasferta di Francavila, involuto e soprattutto incapace di rompere gli argini di un’Horatiana che sinora in trasferta non aveva affatto mostrato di essere formazione “granitica”.

Al “D’Amuri” di Grottaglie però l’H. Venosa ha dimostrato di poter invertire la tendenza: si chiude bene per tutta la gara e tenta, nella prima parte della ripresa, pure “il colpo grosso”. Non ci riesce ma va bene lo stesso: un punto a Grottaglie è risultato che si apprezza e che va valutato positivamente soprattutto rispetto ai risultati di giornate delle dirette concorrenti per la salvezza.   

Questi gli highlights principali così come tratti dai più importanti quotidiani regionali: 

15´- Prima azione di marca biancoazzurra: cross tagliato da sinistra di Pirone per l´accorrente D´Amblè che in tuffo, di testa, conclude in porta, trovando però un magistrale Castelgrande che, non senza difficoltà, blocca a terra;

18´- Rasoiata su punizione dal limite dello specialista Marchi: Castelgrande, che già da inizio partita decide di essere decisivo, si distende sulla sua destra e devia il pallone in corner, nonostante l’azione sia fermata dall’arbitro per fuorigioco;

19´- Strepitosa conclusione di prima intenzione dai venti metri di D´Amblè che di controbalzo picchia l’attrezzospedendolo sotto la traversa: Castelgrande è altrettanto sprepitoso e devia il pallone in corner;

36′ – Doppia conclusione di Chiesa che, dal limite dell’area ospite, tenta per ben due volte il tap in decisivo: sulla ribattuta ci riprova D´Amblè con un diagonale che si spegne debolmente sul fondo;

48´- Veloccissima ripartenza dell’H. Venosa: Ciocia dalla destra sciabola verso la parte sinistra dell´area per Malagnino, il quale controlla di petto e conclude di poco alto sulla traversa;

76´- Punzione dal versante sinistro di Marchi: stacco di testa di D´Amblè che, con la nuca, colpissce la sfera mandandola a sfiorare il palo alla destra del portiere lucano;

85´- Conclusione sporca dal limite di Piroscia che, su invito di D´Amblè, prova “la giocata” della partita: la palla, però, termina di una manciata di metri a lato del palo difeso da Castelgrande.

Il Quale è, senza ombra di dubbio, in assoluto il migliore in campo: salva a più riprese la porta della sua Horatiana Venosa e, prima di lasciare il posto al titolare Curci, dimostra di meritare la serie D non a caso e non da compriamario.  

di Donato Mennuti

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Grottaglie – H. Venosa: 0 – 0

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   Un’iniezione di fiducia importante in chiave salvezza
per i gialloverdi oraziani 

 

Venosa indenne a Grottaglie

  Castelgrande erge un muro invalicabile ed è punto d’oro 

  SPOGLIATOIO _ Il carismatico mister campano non ha effettuato

sostituzioni: “Perchè toccare una squadra che girava bene”.

Di Paquale:  

“Pochi ci credevano? E’ più bello”.

  

 

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L’Horatiana conquista

  

un punto d’oro a Grottaglie 

  

  

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 Di Pasquale non fa cambi, la squadra lo soddisfa

e l’Horatiana coglie un punto pesante.

  

Un Venosa che piace 

I gialloverdi tengono testa al Grottaglie

e impressionano  

  Spogliatoio _ Mister Di Pasquale è contento della prova

“SONO SODDISFATTO”  

PAGELLE

Difesa promossa

Gli attaccanti lucani peccano in cattiveria

 

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Nato  a  Carbonera  in  provincia  di  Treviso  il  19  dicembre  del 1937, Adriano Reginato si rivelò fin dagli esordi un portiere dalle discrete doti tecniche. Infatti, approdò giovanissimo nel settore giovanile del Treviso e con i biancazzurri esordì anche nel Campionato di Serie C. Dopo il debutto abbastanza precoce, si trasferì al Torino in Serie A, ricoprendo comunque mansioni da dodicesimo, mentre nel 1965/66 visse una proficua stagione nelle file del Lanerossi Vicenza, dove si alternò alla guardia dei pali con il più esperto Franco Luison. Ad ogni modo, nell’estate del 1966 gli si presentò un’occasione importante, in quanto lo annotò sul taccuino degli acquisti da realizzare Manlio Scopigno, giovane tecnico che stava allestendo un Cagliari che gli avrebbe dato grandi soddisfazioni in un futuro neanche troppo lontano. Reginato si guadagnò meritatamente i galloni di titolare, relegando in panchina Pianta, in un Cagliari comunque già quotato e forte dei talenti di Riva, Rizzo, Boninsegna e Greatti. Il giovane Reginato si distinse immediatamente nel panorama di quella Serie A difficile ed equilibrata. Il suo exploit iniziale fu ragguardevole. Infatti, gli riuscì di conservare la propria imbattibilità per 712’, in pratica dalla gara d’esordio di campionato sul terreno del Lecco fin alla ottava giornata del 16 novembre del ‘66, quando la squadra isolana fu piegata al Comunale di Torino dalla Juventus, per mano di un gol di Virginio De Paoli.

La sua brillante performance ebbe comunque un prosieguo nel corso di tutto il torneo, con appena 17 gol al passivo ed una difesa ermetica, in cui già spiccava sopra le righe la tenacia del battitore libero di origini argentine Angelo Longo, cresciuto nelle giovanili della Juventus. Completavano il pacchetto arretrato dei rossoblu sardi gli esterni Martiradonna e Longoni e l’altro centrale Vescovi, mentre il talentuoso Cera si destreggiava a centrocampo prima di trasformarsi in un libero di successo. Dopo l’esordio vincente di Lecco (0-2), il Cagliari allungò la striscia di risultati utili a 7 consecutivi: Milan (0-0) e Bologna (4-0) in casa, Foggia (0-0) e Roma (0-0) in trasferta, quindi ancora doppio turno interno con Fiorentina (1-0) e Venezia (4-0), fino appunto alla sconfitta di misura sul terreno della Juventus. Il record di imbattibilità iniziale di Reginato rimane tutt’ora ineguagliato, tuttavia l’ottimo comportamento del portiere trevigiano in quella stagione non ha mai avuto un seguito pari alle attese. Infatti, scarsa fortuna avrebbe avuto questo estremo difensore quasi sempre relegato nel corso della sua carriera al ruolo di dodicesimo, soprattutto quando in Sardegna approdò il più quotato e referenziato Ricky Albertosi, che scalzò impietosamente Reginato dai pali della porta della squadra di Scopigno. L’estremo difensore trevigiano riuscì comunque a collezionare una sola presenza nella stagione del 1969/70, quella in cui il Cagliari vinse il suo storico scudetto. Strano destino quello di Reginato, passato alla storia del calcio per meriti esclusivamente personali e mai premiato come adeguatamente richiedevano le sue qualità tecniche.

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XX^ (13/01/2008)

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H. Venosa (4 – 4 – 2): Castelgrande; Tranchino, Carlino, Musco, Giunta (dal 52′ Branicki); Livieri (dal 52′ Grasso), Conte, Papagni, Malagnino; Baratto (dal 92′ Persichino), Ciocia. All.: Di Pasquale. A disp.: Annunziata, Manfredi, Nano, Piscopo.

Brindisi (4 – 4 – 2): Ferla; Colella, Zangla (dall’85’ Pesce), Corazzini, Donvito; Fiore (dall’85’ Caputo), Kettlun, Lenti, Sifonetti; De Palma (dall’80’ Barca), Picci. All.: Silva. A disp.: Ioffrida, Blasi, Papa, Greco.  

Arbitro: D’Angelo (di Ascoli Piceno) – Assistenti: Bonifazi e Ferranti.

Marcatori: De Palma (B) al 65′; Conte (HV) al 75′. 

Note: Ammoniti Musco (HV), Malagnino (HV), Baratto (HV), Donvito (B) e Caputo (B).

Corner: 4 – 3 ; Recuperi: 1 + 5.  

 – HIGHLIGTHS –

Registriamo, secondo le cronache dei quotidiani locali, quanto verificatosi al “M. Lorusso” tra Horatiana Venosa e Brindisi: i padroni di casa, sotto di un gol (peraltro contestatissimo dalla squadra e dalla tifoseria gialloverde), riacciuffano il pari disputando un pregevolissimo secondo tempo che li porta a sfiorare la vittoria. Meglio il Brindisi nel primo tempo: sfrutta il maggior possesso palla e crea non poche difficoltà al centrocampo di mister Di Pasquale. Di marca oraziana, invece, tutto il secondo tempo: l’innesto del polacco Branicki ridà vitalità a tutto l’undici gialloverde che, subita la marcatura di De Palma in sospetto fuorigioco,  si porta in parità con un gran gol di Marco Conte e sfiora, nei minuti finali, il gol della vittoria.

Questi gli highlights principali così come tratti dai più importanti quotidiani regionali: 

– 5′. Su punizione battuta da Malagnino, spunta dalle retrovie Carlino che colpisce di testa mandando l’attrezzo poco lontano dal palo della porta difesa dall’ottimo Ferla;

– 7′. Sifonetti supera come birilli due difensori gialloverdi e tira in porta senza, però , alcun pericolo per il bravo Castelgrande;

– 12′. Papagni tenta la conclusione dalla lunga distanza: la palla sorvola la traversa;

– 20′. Sifonetti, che già prenota la palma di migliore in campo, taglia in area per il centravanti brindisino Picci che, però, si fa anticipare da Castelgrande;

– 21′. Ci prova, ancora da fuori area, Conte: ma la palla vola di nuovo sopra la traversa;

– 30′. Baratto, lanciato con precisione da Papagni, ferma la palla e con un preciso diagonale, mette in rete alle spalle di Ferla. D’angelo, però, annulla, perchè il numero 10 gialloverde avrebbe colpito, almeno secondo il direttore di gara, il pallone con la mano;

– 40′. Ci prova De Palma dalla distanza: la sua conclusione è debole e diventa facile preda di Castelgrande;

– 65′. GOL: Il Brindisi passa in vantaggio con De Palma. Una disattenzione della difesa gialloverde consente a Sifonetti di far filtrare una palla al centro dell’area oraziana. De Palma, che è solo  e tenuto in gioco da Carlino (non però Picci che è in netto fuorigioco), ha tutto il tempo di stoppare e depositare il pallone in rete;

– 70′. Baratto dalla distanza manda ancora oltre la traversa;  

– 75′. GOOOOOOL. Baratto, dalla posizione di trequartista, trova, grazie anche ai rapidi movimenti di Branicki e Ciocia, un corridoio diagonale sulla destra dell’attacco oraziano nel quale s’inserisce Conte. Il giovane centrocampista oraziano si porta avanti la palla e, giunto quasi al fondo, fa partire un diagonale di rara potenza che trafigge Ferla;

– 86′. Malagnino lancia Baratto il quale si porta via la palla e dalla posizione nella quale Conte ha trovato il gol del pari, sferra un diagonale altrettanto potente sul quale questa volta Ferla non si fa sorprendere;

– 92′. Ciocia, lanciato in contropiede, entra in area brindisina e la momento di calciare in porta, si fa anticipare da Ferla, il quale devia in corner.     

La partita termina sul punteggio di parità con un gol per parte che accontenta, viste le occasioni sprecate dall’Horatiana, un Brindisi forse troppo presto convinto di poter portare via l’intera posta, e punisce, per l’ennesima volta, un undici, quello di mister Di Pasquale, che conferma tutte le difficoltà nel concretizzare la mole di gioco prodotta, ma, anche, una certa costanza nel pescare terne arbitrali diciamo “distratte”.

di Donato Mennuti 

 

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XX^ Giornata (13/01/2006)

H. Venosa – Brindisi: 1 – 1 

CASTELGRANDE: alla terza gara da titolare in quarta serie,  mai severamente impegnato,  sbriga il lavoro ordinario con la sicurezza di un veterano. Gol a parte, su cui può fare davvero poco, conferma di meritare, in attesa di buffon Curci, i galloni di vice e la fiducia di mister Di Pasquale. Sentinella (6)

TRANCHINO: pena su Sifonetti (in assoluto il migliore in campo)  che dalla sua parte arriva manco fosse grandine. Lui cerca di ripararsi e qualche volta ci riesce. Altre volte un pò meno: perchè l’undici pelato brindisino a sinistra pare Tomba a Calgary. Più che buttare il sangue a rincorrerlo, sbattersi per 95 minuti ed uscire dal campo con la lingua di fuori, Gennaro proprio non può. Manodopera (6+).

GIUNTA: inizia limitandosi ad un proficuo monitoraggio della zona di competenza. Poi, visti Fiore e Lenti che se la giocano come a tamburrello sulla spiaggia, si mette a spazzare come uno della “Devizia” che rischia la cassa integrazione. Ad inizio ripresa Di Pasquale lo richiama in panca perchè serve un ’90. Spaurito (6-).  

GRASSO: Branicki per Livieri impone un ’90 in campo: lui entra e non ne imbrocca una che sia una. Pare il dodicesimo brindisino. Provveda l’Ufficio Indagini. In bambola (5).    

MUSCO: Anticipa e doma Picci con facilità disarmante. Sembra un calamaro gigante che allunga i tentacoli e acchiappa qualsiasi pallone ballonzoli in area. Arriva dappertutto: anche dove qualche compagno non può perchè pare aver assunto bromuro. Insuperabile. The Wall (7).

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CARLINO (nella foto sopra con De Palma e Picci): pare, almeno dagli spalti, che non si amino troppo, Carlino e Musco. E però li in mezzo sembrano Mogol e Battisti. Mario, quando testa alta esce fuori dalla difesa e imposta, sembra cantare cio che Mauro scrive. Ma non basta: perchè – dicono – sbaglia l’inzuccata iniziale dell’immediato vantaggio e soprattutto tiene in gioco De Palma che segna. Ma non Picci – dico io – che è in fuorigioco. Opinioni (7-).
 

PAPAGNI: sembra uscito da un convento francescano con l’aria angelica e la barba da santo che si ritrova… Invece a centrocampo fa il kingkong tra i palazzi di new york: e azzanna come uno zombie ogni pallone che passa dalle sue parti. Dovesse fermarsi farebbe più danni di uno sciopero nazionale dei benzinai e tabaccai. Duracell (7,5).

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CONTE (nella foto sopra con Kettlun): stranamente sciapo per tutto il primo tempo, ci aggiunge pure un pò di confusione. Certo ha di fronte quel Kettlun la cui bicicletta che dà l’avvio all’azione del vantaggio brindisino vale da sola il prezzo del biglietto. Nella ripresa, però, complice l’ingresso di Branicki che “si smazza” per disturbare i primi portatori di palla brindisini, Marco respira aria nuova, ritorna a dettare i tempi del gioco oraziano e si permette pure il lusso di andare a fare un altro gol pesante e come uno Shevchenko qualsiasi (6,5).

LIVIERI: le solite corse con i soliti spunti interessanti. La stoffa c’è, ma, come si dice, ha ancora i calzoni corti. Perchè pare timido e se lo è quando il dirimpettaio di fascia è quasi un pari età, beh allora… Fabio sa quanto lo stimo: però ogni tanto si liberi della gabbia tattica. Perchè a fare il compitino tutti sò bravi. E lui può fare di più. Soldatino (6).

MALAGNINO: conferma le virtù materne non estraniandosi mai dalla lotta. A volte con la clava altre col pennello, fa vedere i sorci verdi al giovane Colella. Un pò li vede lui quando si accentra e trova i vari Fiore e Kettlun sulla sua strada. A parlarne male non ci riesco: ma è proprio necessario rincorrere e falciare l’autore di un fallo subito e non fischiato rimediando l’ammonizione? Primo. E secondo: a quando la bontà di cedere l’onere di qualche calcio piazzato? Cavallo Pazzo (6,5).

CIOCIA: si danna l’anima e fa movimento come dicono quelli bravi. Forse troppo: infatti perde in lucidità. Quella che consente di non sbagliare nei momenti topici della gara:  ed infatti lui sbaglia. Prendendosi i fischi beceri e prevenuti dei molti incompetenti che occupano la tribuna del “Lorusso”. I quali, quando nel finale sbaglia il possibile due a uno, ne chiedono quasi la fucilazione. Li voglio vedere al prossimo gol decisivo dell’unica punta punta dell’Horatiana. E voglio vedere lui dopo che l’avrà segnato: specie se in casa (6)

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BARATTO (nella foto sopra)un certo Donvito, classe ’88, ex primavera Bari, gli dà in uno scatto solo quattro metri. E però va col culo per terra quando Giovanni, senza toccare palla e solo con una finta di gambe, lo impappina in una zolla di un metro quadro. Nello stretto pare geniale: sciorina tre o quattro giocate da spellarsi le mani; e quando ha spazio regala a Conte un pallone che manco Pirlo a Dortmund. Prestigiatore (7)   

BRANICKI: Entra e accende la luce ad una Horatiana che pare giocare “a fari spenti nella notte”. Dimostrando alla società che avrebbe fatto bene a farlo partire titolare. E facendola pentire di un incoerente ed inutile pugno di ferro che alla fine si trasforma in uno stupido autogol per essa stessa: perchè un provvedimento disciplinare o è tale (e c’è la tribuna) o non lo è (e c’è una partita da vincere). Decisivo (7).

PERSICHINO: La tribuna lo reclama prima (s.v.)

DI PASQUALE: Crede alla salvezza e fa bene. Finalmente parla degli arbitri e fa bene. Ma, come detto in altra sede, almeno al “Lorusso”, ha l’obbligo di non lasciare punti.  E i suoi avanti di iniziare a segnare. Viceversa “non lo salvano neanche i pompieri”.

di Donato Mennuti

 

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Il Punto di D.M. (XX^)

Meno male che il girone H della serie D non è la serie A italiana: per la quale, due anni fa, nell’estate dei mondiali vinti anche da Lippi (10), Buffon (10), Cannavaro (10), Del Piero (10) e perciò da Moggi (almeno 9), i poteri dello Stato, in mano al centro sinistra di quel furbastro pesce lesso incompetente di prodi (3) e di quella slavata fannullona in calore di melandri (3), decisero, con il contributo assai determinante dei media (pure questi quasi tutti in mano al centro sinistra) e per il tramite del signor rossi (2), ex senatore diesse ed ex consigliere d’amministrazione inter, che per i campionati a venire non ci sarebbe più stata lotta al vertice e che il più grande scopritore di bidoni in giro per il mondo, alias moratti (2), avrebbe indossato scudetti altrui e vinti altri per un indeterminato futuro.      

Il girone H della serie D, invece, è, sia al vertice che in coda, bello, incerto, avvincente e combattuto, pur se risente, almeno nel settore arbitrale, di quello che i giornalai sportivi (3) di mediaset, la7, repubblica, corriere della sera, corriere delo sport, il messaggero e gazzetta dello sport si ostinano a chiamare “nuovo corso”: quello voluto dai nuovi padroni del vapore calcio che hanno chiamato a dirigerlo, un signore, di nome collina (2), che riuscì, anni fa, ad arbitrare, al “Renato Curi” di Perugia, una partita di calcio tra rane e rospi.  

E’ già da un pò di domeniche che Bitonto e Barletta si danno il cambio in testa: è ancora presto per “la bandiera a scacchi”, ma, avendole viste personalmente (il Bitonto al “Lorusso” ed il Barletta al “Puttilli”) non vorrei stessero “tirando la volata” all’Aversa che domenica andrà facile facile a Lavello (9 alla sua dirigenza che sta onorando la maglia e il nome del Lavello) mentre le B&B baresi si “menano” tra loro.

I neroverdi di Zunico regolano, in rimonta, con un gol del “nuovo” Giuntoli, quel Sapri che non perdeva da ben quattro turni e nei quali aveva raggranellato “solo” dieci punti. Il Barletta, invece, subisce la terza sconfitta esterna e cede all’Aversa del nuovo corso di mister Sergio.

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In zona play off resistono il Gragnano che, nell’anticipo di sabato, al “Pisicchio” di Lavello, fa grandinare 8 palloni sui “bravi ragazzi” di Inguscio, ed il Grottaglie che, nonostante la sconfitta a Francavilla (nella foto sopra un’azione della gara), mantiene la posizione e, però, già vede la ruota anteriore proprio dell’undici di mister Lazic che, al Fittipaldi, e cioè in casa, sta trovando un ruolino di marcia degno delle cosiddette “grandi”. Immediate inseguitrici di queste sono Ischia e Brindisi che impattano, pure se in modo diverso, rispettivamente contro Savoia e Horatiana: se l’Ischia,  sprecona sino all’inverosimile in casa contro il Savoia, perde due punti, il Brindisi, a Venosa (nella foto sotto un’azione della gara), ne conquista uno, viste le occasionissime non concretizzate dagli avanti oraziani nei minuti finali.

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Considerato in off side il Lavello, “la mischia” dei play out è già in piena bagarre. “La meta” è ancora lontana e però già emergono gli indizi di un’incertezza che regnerà sovrana sino all’ultima giornata. l’Horatiana, con il pari in casa, si fa scavalcare da una Viribus che va a vincere addiruttura a Fasano conquistando perciò doppia posta, e si fa avvicinare invece sia dal Quarto (vittorioso nei minuti finali contro l’ex sorpresa Pomigliano) che dal sorprendente Matera il quale, sul difficile campo e nell’ostico ambiente di Giugliano, conquista, con la nuova conduzione tecnica di mister Raggi, una meritatissima vittoria.

Che all’Horatiana di mister Di Pasquale, ormai, manca da tre gare: nonostante due di queste si siano disputate al “Lorusso”. 

Domenica contro un Brindisi che vanta un organico tra i migliori del girone e contro l’arroganza di un sistema (rappresentato dalla terna arbitrale e da 2 commissari di campo) che vuole avvelenare il calcio partendo dalle serie minori, l’Horatiana, dopo un primo tempo decisamente sotto i suoi standards casalinghi, nella ripresa e, soprattutto, nell’ultima mezz’ora, ha dimostrato di poter giocare alla pari con tutte le formazioni del girone: il carattere, la voglia, le palle “tirate fuori” hanno fruttato il pari. Che è rimasto tale per l’ormai cronica e quasi maniacale incapacità di “metterla dentro” che colpisce chi, nell’Horatiana, per mestiere e ruolo, dovrebbe segnare.

Con i pareggi in casa e le sconfitte fuori casa, “manco coi pompieri ci salviamo”.

Questo mister Di Pasquale lo sa, e lo sa l’intero ambiente: il quale deve ritornare a fare quadrato ed a compattarsi contro chi vuole che l’anno prossimo il “Lorusso” torni ad essere vuoto. Chiunque esso sia: ivi comprendendo un regime, più che una classe arbitrale, che mostra, senza ritegno e ogni domenica, la sua sudditanza psicologica non verso le cosiddette grandi (che pure potrebbe starci), ma, più vigliaccamente, verso certi e cosiddetti bacini d’utenza (che, evidentemente, per loro sono più bacini di paura).   

di Donato Mennuti

                  

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